Una "sfida ciclopica" da 300 milioni di dollari, un'impresa "mai
realizzata al mondo" da compiere in tempi brevissimi e con un'obiettivo
quasi impossibile: portare via per sempre dell'isola del Giglio la Costa Concordia prima che si spezzi o si inabissi, riducendo al minimo l'impatto ambientale.
Il progetto per rimuovere la nave finita sugli scogli grazie
all'inchino del comandante Schettino, presentato oggi alla stampa di
mezzo mondo, è un azzardo. A realizzarlo saranno la Titan Salvage, la società americana leader mondiale nel recupero dei relitti, e l'italiana Micoperi,
azienda specializzata nella costruzione di piattaforme petrolifere. La
Costa le ha scelte, ha spiegato il direttore generale Gianni Onorato,
per un motivo molto semplice: il loro progetto rispondeva meglio degli
altri a tutti i requisiti indicati. E cioè portare via la nave intera
con il minimo rischio e la massima sicurezza, con le migliori garanzie
per la tutela dell'ambiente e la salvaguardia delle attività turistico
economiche dell'isola del Giglio. Una sfida, appunto, ciclopica. Che
però sia la Titan sia la Micoperi si dicono sicure di vincere.
"Il progetto è interamente realizzabile e sarà realizzato",
sottolineano gli americani. "Siamo sicuri di potercela fare" aggiungono
gli italiani, che vanno anche oltre. Il tempo stimato per la rimozione è
infatti di 12 mesi: ma visto che ogni giorno che passa aumentano i
rischi per l'ambiente, l'obiettivo è metterci meno. "Pensiamo di
rimuovere la nave prima di un anno e speriamo di riuscirci entro
febbraio". Dunque, poco più di nove mesi se i lavori partiranno entro la
prossima settimana.
Ma come verrà portata via la Concordia? Il progetto prevede 4 fasi e
un punto fermo: "la protezione dell'ambiente avrà la massima priorità in
tutte le fasi dei lavori", così come le istituzioni statali e locali
avevano ripetutamente chiesto. "Il nostro obiettivo - confermano
Titan-Micoperi - è che non rimanga traccia del nostro lavoro.
Auspichiamo di poter salvare il 90% della vegetazione presente sul
fondale". Ecco perché il primo passo sarà la mappatura e la rimozione di
tutta la vegetazione attorno alla nave, che verrà conservata in
appositi contenitori e rimessa al suo posto quando la Concordia sarà
solo un ricordo. La seconda fase è forse una delle più delicate e
prevede la stabilizzazione della nave, per evitare che scivoli sul fondo
durante le operazioni: verrà assicurata con dei grossi cavi e dei pali,
piantati nel fondale. Questa operazione - ha spiegato il commissario
per l'emergenza Franco Gabrielli - dovrà necessariamente essere conclusa
entro il 31 agosto, data individuata dagli esperti come limite ultimo
per evitare di correre rischi troppo grossi. "Che la Concordia possa
rompersi, deformarsi o scivolare sul fondo è la scoperta dell'acqua
calda - ha detto il capo della Protezione Civile non a caso - e nel
novero delle possibilità nessuno può escludere che la Concordia possa
scarrocciare sul fondo. Ma allo stato il pericolo non è imminente. Quel
che è certo è che la nave non può stare così per lungo tempo e in ogni
caso rappresenta un rischio per l'ambiente. Più passa il tempo e più
aumentano i rischi".
Una volta messa in sicurezza, verrà costruita sul fondo una
piattaforma su cui poggerà la nave una volta raddrizzata. Per metterla
dritta la Titan-Micoperi utilizzerà dei cassoni pieni d'acqua,
posizionati su entrambi i lati. L'ultima fase sarà lo svuotamento dei
cassoni dall'acqua e il riempimento con l'aria, per riportare la
Concordia a livello di galleggiamento e trainarla lontano dal Giglio.
L'intero costo delle operazioni sarà a carico della Costa e delle
assicurazioni. Ma lo Stato non starà a guardare. "L' Italia non ha
firmato nessuna cambiale in bianco - dice Gabrielli - seguiremo passo
passo le fasi con verifiche e controlli" praticamente quotidiani.
Del monitoraggio si occuperà l'Osservatorio che verrà istituito nei
prossimi giorni, che sarà presieduto da un rappresentante della Regione
Toscana e risponderà al Commissario. Se tutto andrà come previsto,
dunque, a poco più di un anno dal naufragio, la Concordia sarà solo un
ricordo per gli abitanti del Giglio. Ma la Costa non lascerà l'isola.
"Il nostro impegno continuerà anche dopo per il ripristino dei fondali -
ha promesso Onorato - continueremo a fare il nostro dovere, come
abbiamo fatto fin da quella notte".(ANSA).
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