Vincenzo Sclafani, il nostromo 55enne saccense che si è reso
protagonista del salvataggio di centinaia di persone sulla nave
Concordia della Costa Crociere, ha rilasciato una interessante
intervista all'emittente televisiva Tele Radio Sciacca.
Sclafani nel corso dell'intervista ha spiegato cosa è accaduto negli
attimi prima e dopo l'urto sullo scoglio, soffermandosi sul salvataggio
dei passeggeri presi dal panico dopo l'ordine di abbandonare la nave,
delle decisioni del capitano Schettino, e di alcuni fatti accaduti dopo
il salvataggio sull'Isola del Giglio.
Sclafani, da più di venti anni naviga con la Costa Crociere, nostromo
di grande esperienza parla dei fatti accaduti poco prima dell'impatto
difendendo l'operato di Schettino e di tutto l'equipaggio: "l'unico
errore del Comandante è stato quello di avvicinarsi troppo alla costa,
una cosa che non aveva mai fatto. Nei concitati momenti dopo l'urto il
Comandante, comprendendo immediatamente il danno irrimediabile
procurato, ha cercato di portare la nave il più possibile vicino
all'isola del Giglio. Quando la nave si è fermata sullo scoglio a pochi
metri dall'isola, mi ha ordinato di calare l'ancora a 800 metri; ho
eseguito l'ordine ma la stessa mi si è fermata a 40/45 metri: eravamo
troppo vicini, non c'era quella profondità.
Dopo qualche minuto mi ha ordinato di calare l'altra ancora dalla
parte opposta ma proprio mentre mi accingevo a calarla la nave si è
inclinata, è andata via la luce e io vedevo solo le scintille della
catena dell'ancora e sentivo le grida della gente. Tutto buio, grida,
panico. Sottolineo che dopo lo scontro con il primo scoglio il capitano
non ha ordinato l'abbandono della nave perchè eravamo troppo distanti
dalla riva, se lo avesse ordinato in quel momento probabilmente a
quest'ora avremmo contato centinaia di morti.
Quando la nave si è fermata, vicino la costa dell'isola, ed ha
cominciato ad inclinarsi ha ordinato l'abbandono. Scene di panico,
perchè pregavamo la gente di stare calma ma non voleva scoltarci presa
dal terrore come era.
Scendevamo le lance (le barche di salvataggio n.d.r.),
ricordo che ho preso una bambina piccola impaurita che stava abbracciata
al padre e non voleva staccarsi, ma dovevamo salire e l'ho staccata con
forza, poi è salito anche il padre. C'era gente che dal ponte 4 voleva
buttarsi in mare, allora abbiamo consigliato, mentre la nave continuava
ad inclinarsi, di scendere al ponte 3 e provare a salire in altre lance.
Così hanno fatto, siamo rimasti io e un altro marinaio che era
terrorizzato. L'ho tranquilizzato, siamo scesi e abbiamo cominciato a
portare gente in salvo con le lance verso terra. E così per 4, 5 forse 6
volte a blocchi di 100/150 persone, non ricordo perchè sono ancora confuso, stordito da quello che è accaduto.
Una delle ultime volte che sono tornato sotto la nave a prendere
altra gente c'era un marinaio che era rimasto su, gli ho ordinato di
buttarsi e così ha fatto, era ferito e così coprendolo con un mio
giubotto ho deciso di tornare con lui solo sull'isola per farlo curare,
piangeva e aveva freddo; mentre mi accingevo a tornare il marinaio alla
guida mi comunica che si era rotto il timone, gli ho ordinato di
proseguire nell'attesa di sostituirlo siamo andati a finire sullo
scoglio, poi comunque siamo riusciti a cambiarlo con quello di
emergenza.
Questo è un equipaggio che ha salvato 4 mila persone e nessuno lo
dice, pensano tutti ad attaccare il comandante che si, ha sbagliato, ma
bisogna riconoscergli la freddezza di avere compreso l'errore e di
provare ad avvicinare la nave all'isola. A proposito del capitano
Schettino io posso dirle che è sceso quando sulla nave non si vedeva più
nessuno, si è assicurato che non ci fosse più nessuno, infatti nella
telefonata dalla capitaneria di Livorno si diceva che erano rimaste
circa cento persone a bordo ma non erano visibili. Io posso dirvi che il
capitano Schettino è sceso all'ultimo, la nave continuava ad inclinarsi
ma non si vedevano altre persone, alcune lancie si erano bloccate e non
potevano scendere perchè la nave si era inclinata così tanto da non
poterle fare scendere, ma lui non le ha viste.
Quando eravamo tutti sull'isola ho visto il comandante Schettino
che piangeva e mi diceva: "Nostromo, cosa ho combinato? Come potranno
perdonarmi?", questa scenda mi è rimasta impressa.
Una ultima cosa che voglio dire è l'assoluta disponibilità degli
abitanti dell'isola del Giglio, però un piccolo rimprovero ai
proprietari di un bar lo devo fare: eravamo in tanti senza soldi perchè
avevamo lasciato tutto sulla nave e a me personalmente mi hanno negato
un cappuccino, un thè caldo, un caffè perchè ero senza danaro. Questo
non lo ha detto nessuno, è una vergogna ma nulla toglie comunque al
merito degli abitanti dell'isola che sono persone meravigliose".
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